Montagnola senese

La Montagnola Senese è una delle aree più interessanti della Toscana meridionale sotto l’aspetto naturalistico.
Geograficamente parlando si tratta di una zona collinare ben individuabile ad ovest della città di Siena, costituita da una serie di rilievi attorno ai 500-600 m s.l.m. che si sviluppano in direzione nord-sud per circa 15 km, estesi su una superficie complessiva, grosso modo, pari a 15 km2. Da un punto di vista geologico la Montagnola Senese presenta una natura molto complessa la cui genesi è analoga a quella di tutta la Dorsale Medio Toscana di cui costituisce il segmento centro meridionale. La dorsale prosegue infatti verso nord nei Monti Pisani e sulle Alpi Apuane mentre a sud continua con la Dorsale di Monticano – Roccastrada terminando con il rilievo di Monte Leoni a nord di Grosseto.
Nella complessa architettura geologico-strutturale della Montagnola Senese, analogamente a quanto avviene nella Alpi Apuane, è documentata l’evoluzione della Toscana a partire almeno dal Mesozoico (250 milioni di anni) fino ad oggi. Tra le rocce più antiche della Toscana si annoverano anche i caratteristici marmi della Montagnola Senese datati 190-210 milioni di anni fa. Le loro varianti di colore bianco e grigio che ricordano il celebre cugino di Carrara, nonché il ben noto “marmo giallo di Siena” sono stati da secoli le pietre ornamentali usate per decorare gli edifici monumentali storici area senese, come ad esempio il Duomo di Siena.
A livello geomorfologico la Montagnola Senese si segnala principalmente per la presenza di forme di origine carsica sia epigee (superficiali) sia ipogee (sotterranee) favorite dalla sua natura geologica per lo più calcarea. Tra le prime ci sono le “doline” ovvero depressioni di forma circolare o quasi delle dimensioni fino a qualche centinaio di metri, la cui origine è legata alla corrosione ed al successivo crollo delle rocce calcaree sottostanti. Nella Montagnola Senese si trovano nelle aree limitrofe al Monte Maggio, a Santa Colomba e a Colle Ciupi. L’unione successiva di doline adiacenti può evolvere nel tempo in un “polje” ovvero una depressione carsica dal fondo sub-orizzontale e pianeggiante di forma generalmente allungata, di dimensioni variabili fino ad alcuni chilometri. Spesso il fondo dei polja è invaso dalle acque che possono formare laghi e/o paludi più o meno temporanei come lo sono state le zone di Pian del Lago, Pernina, Mucellena e Simignano.
Le grotte naturali sono, invece, le forme carsiche ipogee per antonomasia: nella Montagnola Senese sono per lo più caratterizzate da strette spaccature della roccia più o meno verticali fino ad una profondità di 50-60 metri dal piano di campagna e con scarso sviluppo planimetrico. Sono circa una sessantina le grotte esplorate nella Montagnola Senese: tra le più belle si menzionano la Buca delle Fate di Lecceto, quella del Chiostraccio e la Buca a’ Frati non lontane da Abbadia a Isola. Talvolta nelle forme carsiche sono stati ritrovati resti fossili come una forma risalente al Cromeriano (circa 600.000 anni fa) descritta da R. Fondi.
Per quanto riguarda flora e vegetazione, la Montagnola Senese è riuscita a conservare un buon grado di naturalità nonostante sia stata densamente popolata fin dall’epoca etrusca e mostri una antropizzazione maggiore rispetto a zone limitrofe quali la Val di Merse e la Val di Farma. Tra le emergenze faunistiche e vegetazionali, che rivestono un alto valore ecologico e paesaggistico ci sono i castagneti, le foreste di sclerofille sempreverdi, le praterie xeriche su substrato calcareo, le garighe su serpentini , gli arbusteti bassi a dominanza di ginepro comune, i pratelli terofitici e le comunità pioniere calcicole a dominanza di camefite succulente del genere Sedun. “Tutte queste tipologie vegetazionali sono ad alto rischio di alterazione e distruzione e la maggior parte di esse risulta di interesse comunitario ai sensi della Direttiva 92/43 CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatica”.
Parlando di fauna, il territorio della Montagnola Senese è stato per secoli condizionato da attività antropiche quali il taglio del bosco, la coltivazione di cave per estrarre marmi e materiali da costruzione in genere; inoltre l’antico Lago di
Santa Colomba, ovvero l’attuale Pian del Lago, ed altre aree umide sono state bonificate per recuperare terreni da mettere a coltura. Il tutto ha “fortemente condizionato la composizione qualitativa e quantitativa delle biocenosi. Alcuni animali, opportunisti e molto adattabili, sono stati avvantaggiati, mentre altri, più esigenti, sono diventati molto rari, quando addirittura, non sono scomparsi del tutto”. Comunque sia, la bassa densità di popolazione, la varietà e “mosaicità delle situazioni ambientali” presenti nella Montagnola Senese hanno fatto sì che, nel momento in cui è iniziato, lo spopolamento delle campagne degli anni ‘60-‘70, vasti territori, una volta intensamente sfruttati, “evolvessero verso condizioni di seminaturalità, tornando ad ospitare specie e biocenosi animali di notevole interesse.
Ad oggi il valore faunistico della Montagnola Senese è legato alla presenza sia di specie forestali sia di specie adatte a vivere in ambienti ecotonali, come quelli che si realizzano tra i boschi e le aree aperte (praterie, garighe, coltivi, pascoli, arbusteti ecc.). Alcune di queste specie beneficiano degli ambienti creati dall’uomo, quali i castagneti da frutto, le “insule coltivate” all’interno dei boschi, i ruderi ed i muretti a secco. Perciò, è estremamente importante che anche questi ambienti, sebbene non naturali, permangano come tali, al fine di garantire la sopravvivenza di molte tra le specie più interessanti.
Concludendo la Montagnola Senese rappresenta a tutt’oggi uno dei comprensori medio collinari più interessanti della Toscana meridionale.

Riccardo Ciofi

BIBLIOGRAFIA
AA.VV. in “La Montagnola Senese – Una guida naturalistica” a cura di Giuseppe Manganelli e Leonardo Favilli. Ed. WWF ITALIA Sezione Regionale Toscana, Firenze 2001.