Il CAI

Il Club Alpino Italiano (associazione apolitica, apartitica, aconfessionale, senza scopo di lucro e basata pertanto sul solo volontariato del corpo sociale) nasce il 23 ottobre 1863 “nel castello del Valentino, in Torino, all’una pomeridiana”, come si legge nel “processo verbale della prima adunanza dei Soci”; celebra pertanto, nel 2003, il 140° anniversario dalla sua fondazione e sul “bollino” di questo stesso anno figura infatti il profilo severo dell’insigne statista Quintino Sella, che, due mesi prima (il 12 agosto), salendo il Monviso con tre amici, aveva lanciato l’idea della fondazione del Club., sull’esempio di quanto era successo, l’anno prima, in Gran Bretagna ed Austria, e successivamente in Svizzera.
Sembra che i fondatori siano stati circa 200; primo presidente fu nominato il barone Ferdinando Perrone di San Martino e il Club vide, in breve periodo, sorgere numerose Sezioni, in grandi e piccole città, non solo concentrate nella fascia alpina (Napoli, Firenze, L’Aquila, Chieti). Dopo la Grande Guerra confluiscono nel CAI due importanti Sezioni già ricche di storia: la Società Alpinisti Tridentini (SAT) e la Società Alpina delle Giulie.
Il CAI diventa progressivamente, senza i naturali “alti e bassi”, un’importante realtà nel paese: la sua ultrasecolare vita è fatta soprattutto di entusiasmo, volontariato e professionalità, che hanno permesso un grosso ventaglio di realizzazioni e “servizi”, a favore della montagna e dei suoi frequentatori: rifugi, bivacchi, sentieri, rimboschimenti, protezione ambientale, cui si uniscono le Guide Alpine (formate dalle Scuole del CAI) e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (i cui uomini nascono nei Corsi di formazione e perfezionamento periodicamente organizzati dal Sodalizio).
Queste le cifre ad oggi più significative (alla fine del 2001):
• 310.000 Soci, che appartengono a:
• 478 Sezioni e 318 SottoSezioni;
• 765 le strutture (436 rifugi, 223 bivacchi fissi, 26 punti di appoggio, 66 capanne sociali, 14 ricoveri, per un totale di 23.500 posti-letto);
• 2.748 istruttori nazionali o sezionali di: alpinismo, scì-alpinismo, speleologia, arrampicata libera, scì di fondo escursionistico;
• 748 accompagnatori nazionali o sezionali di alpinismo giovanile;
• 727 accompagnatori di escursionismo (A.E.);
• 280 esperti od operatori naturalistici e per Tutela Ambiente Montano (T.A.M.);
• 194 esperti, tecnici, osservatori di neve e valanghe;
• 28 Delegazioni del Soccorso Alpino (229 stazioni) e 15 Speleologiche (32   stazioni), con oltre 7.000 volontari, di cui 280 medici;
• 70 istruttori unità cinofile di ricerca.
La complessa organizzazione (il CAI nazionale è Ente di Diritto Pubblico, mentre le Sezioni sono Enti privati) si può schematizzare come segue:
• Delegati delle Sezioni = Assemblea dei Delegati, che elegge:
• Consiglio Centrale (Consiglieri);
• Comitato di Presidenza (Presidente Generale e 3 Vice-Presidenti);
• Collegio dei Revisori dei conti;
• Collegio dei Probiviri.
L’Organizzazione Centrale, con sede a Milano, opera tramite gli Organi Tecnici Centrali (O.T.C.) o Commissioni Centrali:
Alpinismo, Scì-alpinismo, Scì di fondo escursionistico, Alpinismo Giovanile, Speleologia, Rifugi ed Opere Alpine, Escursionismo, TAM, Valanghe, Glaciologica, Scientifica, Materiali, Legale. Dalla stessa dipendono le Scuole (Alpinismo, Scì-alpinismo, Scì di fondo escursionistico, Alpinismo giovanile, Speleologia), per la formazione di Istruttori, esperti, guide e specialisti vari, tramite corsi-base e, di perfezionamento e di verifica.
Dall’Organizzazione Centrale dipendono inoltre l’Agenzia e l’Osservatorio Tecnico per l’Ambiente, il Servizio Scuola, il Servizio “Stampa Sociale”, la Cineteca Centrale, il Centro Italiano Studio e Documentazione Alpinismo Extraeuropeo, il Museo della Montagna e la Biblioteca Nazionale (gli ultimi tre con sedi a Torino). Da ricordare inoltre il C.A.A.I. (Club Alpino Accademico Italiano: costituito da insigni alpinisti, promuove, dal 1904, l'Alpinismo di elevato livello di difficoltà, favorendone la pratica su tutte le montagne del mondo e valorizzandone gli aspetti culturali) e l’A.G.A.I. (Associazione Guide Alpine d’Italia).
L’organizzazione periferica, che attraversa una fase di rinnovamento e ammodernamento, prevede ad oggi che le Sezioni confluiscano nei Convegni (Ligure/Piemontese/Valdostano; Lombardo; Trentino/Alto Adige; Veneto/Friulano/Giuliano; Tosco/Emiliano-Romagnolo; Centro Meridionale e Insulare), retti ciascuno da un Comitato di Coordinamento. Ogni Convegno ha i suoi Organi Tecnici Periferici (O.T.P.), operativi al pari dei corrispondenti O.T.C.. Naturalmente le Sezioni appartengono alle rispettive Delegazioni Regionali, destinate, viste l’estrema differenziazione delle problematiche locali, ad assumere sempre maggiore importanza nel “governo periferico” e di interlocutori con le rispettive Regioni e Amministrazioni locali.
Tra le molteplici attività, giova brevemente soffermarci sulle più qualificanti e diffuse:
• alpinismo: una passione con ampi orizzonti, che si appoggia alle realizzazioni (sentieri, rifugi e bivacchi; scuole e corsi) e agli uomini (guide, portatori, istruttori, membri Soccorso Alpino) creati dal CAI stesso; la montagna resta però, come i Rifugi, un luogo aperto a tutti , a cui tutti devono però avvicinarsi con amore e rispetto, con la coscienza e conoscenza che il CAI promuove e che deve assicurare a tutti la dovuta, indispensabile sicurezza;
• escursionismo: è senza dubbio la pratica “alpina” più diffusa, che non prescinde certo dalla necessità di esperienza e sicurezza (per assicurarle sono nati appunto gli Accompagnatori di Escursionismo) e che sfrutta quell’enorme patrimonio storico rappresentato dalla rete sentieristica nazionale, stimata sui 90-100mila Km, di cui oltre 60mila sono curati dalle varie Sezioni, e che interessa anche crescenti porzioni del sistema collinare italiano;
• alpinismo giovanile: i giovani rappresentano il CAI “di domani” e devono, giustamente, essere formati e guidati, con un meritorio , costante ed aggiornato progetto di coinvolgimento, non solo verso la certamente attraente pratica dell’arrampicata, ma anche verso quella del “camminare in sicurezza” per le nostre belle montagne e le nostre altrettanto magnifiche colline, per i tanti Parchi , le isole sconosciute e, perché nò, le vaste, ridenti campagne;
• ambiente “montano”: o semplicemente ambiente naturale, o meglio ancora, ambiente. La sua conoscenza diretta, possibile solo tramite una visitazione ed un contatto intelligente, preceduto o sorretto da elementari acquisizioni di notizie, informazioni su aspetti, caratteristiche geomorfologiche, ospiti animali e vegetali, storia e presenza umana, può ingenerare il rispetto e la conservazione di un patrimonio sempre più essenziale ed oggi soggetto a progressivi, talora disastrosi assalti. Ecco quindi l’opera di monitoraggio costante, di interventi preventivi, di conservazione del comune patrimonio naturale che da sempre il CAI persegue tra i suoi iscritti e cerca di far accettare da tutti, talora con successo, talvolta con prese di posizioni impopolari, ma con un amore costante per il bene comune
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STATUTO NAZIONALE DEL CLUB ALPINO ITALIANO
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